Pescaria: la storia di un fast food di pesce che ha stupito tutti

Un fast food di pesce che ha attraversato lo stivale per arrivare a Milano ed emozionare tutti con la sua proposta di ristorazione. Oggi, l’’intervista al co-fondatore e responsabile marketing di Pescaria, Domingo Iudice.

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Pescaria copertina

Nel 2016 a Milano Facebook si popola di un annuncio: sta aprendo un fast food di pesce proveniente da Polignano a Mare (Bari). Si chiama Pescaria. Ricordo le settimane precedenti l’apertura. Post sponsorizzati per avvisare dell’evento. Già dal modo di presentarsi, sembrava che a Milano una belle novità stesse per invadere le vite dei milanesi.

Qualche mese dopo ci vado. Un locale non grandissimo, vicino a Corso Como. Una bella location e un concept mai visto prima. Ma lasciamo che sia Domingo, co-fondatore e responsabile marketing dell’attività a parlarcene.

L’intervista

Ciao Domingo, grazie di avermi dedicato del tempo per presentare ai lettori di Cibarsidimarketing Pescaria. Per iniziare, perché non ci racconti qualcosa su di te e sul tuo ruolo in Pescaria?

Grazie a te Francesco. Sono Domingo Iudice, classe ‘86, e mi sono laureato in marketing a Bari, fondando nel 2012 un’agenzia di marketing nel garage di casa mia, a Conversano.

DomingoPescaria nasce nel 2015, grazie ad un sodalizio con Bartolo, allora cliente dell’agenzia. In Pescaria mi occupo di gestire tutte le attività di marketing e legate all’IT, nella consapevolezza dell’importanza di orientarsi al mercato a 360° per poter essere competitivi.

Bene. Ora che ne dici di raccontarmi la storia di Pescaria?

Certo. Pescaria è un fast food di pesce, che nasce un po’ per gioco un po’ per passione. Bartolo, il nostro socio, è un commerciante di pesce di qualità che lavora per i principali ristoranti di Polignano a Mare (Bari). Lui, all’epoca, era cliente della mia agenzia. Un giorno mi disse che già da da tempo aveva in mente l’idea di aprire un ristorante. Da lì è nato tutto.

Io ho la fervida convinzione che la Puglia non sia solo tradizione, ma anche un universo da reinterpretare in chiave post-moderna. Fondendo le nostre rispettive competenze abbiamo deciso di puntare su un progetto locale che potesse parlare globale.

Poi, c’è Lucio Mele, il nostro chef (con la C maiuscola). Lucio è un ragazzo d’oro. Ha solo 36 anni, ma a dispetto dell’età è molto maturo e professionale. Si è da subito innamorato del nostro concept, apportando un contributo fondamentale alla nostra idea di cucina.

Domingo, Lucio e Bartolo
Da sinistra: Domingo, Lucio e Bartolo

Parliamo dell’apertura. Avete ottenuto un successo immediato? Quando sono venuto io a provare la vostra cucina ho dovuto fare la fila per sedermi.

Ci dissero che non saremmo durati una stagione. Che a pranzo a Polignano non si lavora. E che d’inverno è meglio chiudere. Che i panini non possono costare 8 euro e non il pesce non te lo puoi mangiare per strada. Non ricordo chi fosse perché non l’ho neppure iniziato ad ascoltare. Abbiamo puntato tutto su una forma precisa, quella del fast food.

I clienti hanno gradito, tanto da mettersi in fila per provare i nostri piatti. Il locale è diventato troppo piccolo per accogliere tutti, cittadini e turisti. Lì abbiamo capito di essere pronti per guardare oltre. Abbiamo avuto un riscontro ottimo, e il locale è quasi sempre pieno.

Ma cosa vi ha portato, a tuo parere, ad un successo così immediato qui a Milano? Ho visto che avete fatto ampio uso di promozione sui social nella fase pre-apertura.

Qui in Brainpull non abbiamo una formula magica. Cerchiamo di fare bene il nostro lavoro curando ogni minimo dettaglio. Il nostro lavoro catalizza il passaparola. Il messaggio è chiaro: la preposizione di vendita di Pescaria spacca. Abbiamo un prodotto di qualità, porzioni generose e ricette dirompenti. Vogliamo essere un riferimento costante nella mente dei nostri clienti.

Per promuoverci abbiamo usato sempre e solo Facebook e Instagram. Il riscontro di pubblico ha portato riscontro di giornalisti. Prima dell’apertura abbiamo organizzato un evento in cui presentare Pescaria alla città, nulla di più.

Pescaria dà molta importanza ai social. Su Facebook pubblicate quasi tutti i giorni, e la qualità dei contenuti è alta. Parlami del ruolo dei social per voi e di come li gestite.

Ci occupiamo di tutto noi dell’agenzia. La comunicazione è parte integrante di un prodotto. E’ l’inizio e la fine della nostra esperienza e, come a teatro, serve sempre un grande inizio ed una grande fine. L’inizio coincide con una impressione visiva e la curiosità di un panino fuori dal comune. La fine con un’esperienza tanto entusiasmante da volerla condividere con tutti.

Quattro persone, ogni giorno, lavorano alla presenza sui social su cui siamo presenti: la pagina Facebook di Pescaria, le pagine dei due punti vendita, e l’account di Instagram.

Pesce PescariaCome valutate i risultati ottenuti con la comunicazione online? In totale avete raggiunto quasi 250.000 mi piace con le vostre pagine Facebook… e oltre 65.000 fan su Instagram.

Non credo siano questi i numeri che definiscono un successo. Sono più orgoglioso dei clienti che condividono contenuti magnifici al punto che neppure un’agenzia come la nostra è in grado di pareggiarli. Infatti, il contenuto più condiviso (portata organica di 125.000 utenti unici) non è nostro, ma di un utente!

Qanto pensi siano importanti la pubblicazione frequente dei contenuti sui social e la qualità dei contenuti?

Facebook è una piattaforma importante e bisogna esserci. In modo costante e sopratutto autentico. Il che significa che la qualità grafica di un contenuto non è sempre fondamentale. Per una bella foto ormai oggi può bastare un buono smartphone.

(In basso una gallery di immagini by Pescaria)

Mi potresti indicare quanto pesano, sul vostro fatturato, gli investimenti online?

Nel 2016 abbiamo investito quasi 70.000 euro in comunicazione, praticamente solo online (con Facebook). E nel primo trimestre del 2017 abbiamo già speso 40.000 euro. In termini percentuali, siamo sotto il 5%.

Domingo, allora, progetti futuri di Pescaria?

Come ti dicevo prima, programmiamo la seconda apertura a Milano, e ci prepariamo per conquistare nuove piazze fisiche. E anche virtuali…

Quali spunti per un ristoratore?

Cosa dire di quest’intervista? La storia di Pescaria parla da sé. Pescaria è qualità, territorio, ma anche innovazione (di prodotto commerciale) e strategia. Perché come molte volte ho avuto modo di sottolineare, è solo raccontando  (e raccontandosi) che le persone possono realmente comprendere il significato di un progetto.

Oggi la gente vive di storie legate al cibo. Pescaria ha capito quanto fosse fondamentale investire in comunicazione. Ha fatto appassionare il pubblico grazie alle sue ricette, all’amore per i sapori di Puglia ed ai contenuti veicolati tramite i post.

Ha ideato un concetto nuovo, potremmo dire di fish-street food, comunicandolo efficacemente e spiegando così il vero significato di Pescaria. Ha creato curiosità, interesse nelle persone, arrivando ad essere presente ogni giorno nella bacheca dei suoi fan.

Pescaria vede i costi di pubblicità non come spese, ma come investimenti. Questa dogma, purtroppo, spesso non è compreso appieno da chi si occupa di ristorazione. Come per le grandi aziende, Pescaria ha costruito un brand forte, ed ora ad attenderla non può che esserci un futuro roseo. Ma questo solo a condizione di proteggere e sviluppare sempre di più un’immagine unica presso il suo pubblico.

E’ solo rendendosi davvero diversi dalla massa e comunicando correttamente la propria identità che un’attività ristorativa può ottenere il giusto successo. E questo, Pescaria, sembra averlo compreso perfettamente.

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